Affrontiamo oggi un argomento controverso ma che spesso suscita molti dubbi ai genitori: quando e come eliminare il ciuccio e, soprattutto, quali possono essere gli effetti negativi del suo utilizzo prolungato.

Pariamo dal presupposto che non tutti i bambini sono uguali: alcuni “rifiuteranno” da subito il ciuccio mentre altri lo accoglieranno e utilizzeranno.

Il ciuccio in sé ovviamente non è il male incarnato e non vogliamo demonizzarlo, vi sono studi anzi che affermano che il suo utilizzo diminuisca il rischio di sindrome da morte in culla ed è inoltre più semplice eliminare il ciuccio rispetto ad altre abitudini viziate, quali il succhiamento del dito, che potrebbero insorgere nei primi anni di vita.

Il ciuccio inoltre, emulando il capezzolo materno, permette di rasserenare e tranquillizzare il bambino.

L’importante è come sempre di seguire alcune accortezze:

  • sarebbe consigliabile non fornirlo nei primissimi mesi di vita, in modo tale che non interferisca con la suzione nutritiva;
  • dopo questi primi mesi, se il bambino vorrà il ciuccio, sarebbe importante utilizzarlo solo nei momenti di sonno o consolatori, relegandolo quindi a momenti ben precisi;
  • il ciuccio andrebbe eliminato entro i due anni/due anni e mezzo di vita, in modo tale da non incidere negativamente sullo sviluppo articolatorio del bambino.

Perché eliminare il ciuccio?

Ogni volta che il bambino utilizza il ciuccio “sforza” la sua lingua a rimanere in una posizione scorretta, in basso, e cosi facendo aumenta il rischio di sviluppare malocclusioni e alterazioni del palato, il quale rimarrà più stretto e ogivale.

La lingua inoltre, rimanendo verso il basso anche durante la deglutizione, non andrà a stimolare il muscolo responsabile dell’apertura della Tuba di Eustachio, un canale che collega il naso con l’orecchio medio, aumentando il rischio di instaurare otiti.

Tutti questi aspetti sovracitati possono ovviamente influire anche sullo sviluppo linguistico del bambino, andando a intaccarne gli aspetti fono-articolatori.

Come eliminarlo?

Anche per questo aspetto bisogna considerare che ogni bambino è diverso e nessuno li conosce meglio di voi mamme e papà.

L’unica accortezza è di non sminuire il bambino e farlo sentire a disagio (“tutti i tuoi amici non lo utilizzano più, mica sarai un bambino piccolo”) né eliminarlo con il ricatto.

Sarebbe invece importante iniziare a “responsabilizzare” il bambino, facendolo sentire grande e capace (apparecchiare la tavola, sistemare i giochi, ecc.) e verbalizzare le sue emozioni (“so che lasciare il ciuccio è difficile e ti mancherà”), spiegandogli l’importanza di eliminarlo. 

Molti genitori utilizzano giustamente il periodo di Natale/Santa Lucia per permettere al bambino di salutare volontariamente il suo ciuccio, a volte aggiungendo una nobile causa, ad esempio donandolo a un cucciolo renna o ad un piccolo nano. 

Sono inoltre presenti vari libri per aiutare il bambino ad affrontare l’argomento, riflettendo sulle difficoltà che altri personaggi incontreranno nell’abbandonare il ciuccio; eccovi alcuni titoli interessanti:

  • Il ciuccio di Nina (Editore: Il Castoro)
  • Lupetto vuole il ciuccio (Editore: Gribaudo)
  • Ciao, ciao, ciuccio! Io sono grande (Editore: La Margherita)
  • Anna dorme senza ciuccio (Editore: Clavis)
  • Che noia il ciuccio che noia! La vera storia di come Nico riesce a diventare grande. (Editore: Edizioni del Baldo)

In merito ai libri consigliati è impossibile non citare quello scritto dalla collega logopedista Paola Perrone: “Togliamo il ciuccio”. Il libro inizia con un’importante e chiara parte introduttiva che illustra la fisiologia della deglutizione, presenta i differenti vizi orali ed alcune pratiche strategie per superarli. 

Dopo questa parte introduttiva sono presentate sei storie magnificamente illustrate: tre sono sull’abbandono del ciuccio, una sul biberon, una per la suzione del dito e infine l’ultima è dedicata alla respirazione orale; il bambino viene quindi portato a immedesimarsi nei vari personaggi, vivendone le difficoltà ma anche il successo e la felicità finale.

E il biberon?

Ovviamente tutte le riflessioni sovracitate valgono anche per il biberon, se non in misura maggiore: mentre infatti il ciuccio viene di solito abbandonato prima dell’ingresso della Scuola dell’Infanzia, capitano spesso a terapia bambini di 5-6 anni che utilizzano ancora il biberon.

Ribadiamo quindi che anche quest’ultimo va abbandonato prima dei due anni e mezzo, se non prima, essendo più un’esigenza di noi adulti. Il bambino infatti fin da piccolo è in grado di bere dal bicchiere, magari sporcandosi o bagnandosi ma divertendosi, allenando le sue abilità di coordinazione oculo-manuale e sperimentando le sue competenze.

Non a caso, quando intraprendiamo la terapia, il bambino abbandona spesso senza nessun problema il biberon, specialmente se sostenuto dalla famiglia e se reso partecipe nell’acquisto della nuova tazza/bicchiere che prenderà il posto del biberon.

Maledetto dito!

Il discorso invece diventa più complesso per i bambini che succhiano ancora il dito, poiché per ovvi motivi è impossibile prenderlo e buttarlo via… anche qui il consiglio è di non sminuire mai il bambino, rendendolo consapevole dei suoi punti di forza e del suo esser grande e capace in molti aspetti della sua vita.

Per iniziare proverei con il libro della collega sovracitato, dove troverete utili consigli e un percorso per provare a dire addio anche al dito… nel caso questo non bastasse il consiglio è di rivolgersi a una logopedista, la quale potrà fornirvi alcune strategie e seguirvi in questo importante percorso.

Per qualsiasi dubbio o perplessità non esitate a contattare il Centro la Trottola e i professionisti della nostra équipe!

Logopedista Alice Bellini – tel. 393.4024458

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