comportamento alimentare

Come spesso accade quando si lavora nell’ambito della psicopatologia dell’età evolutiva, molte delle famiglie che fanno la richiesta d’aiuto hanno la tendenza a ricercare le cause del malessere dei propri figli in un unico fattore e fuori dalle mura domestiche. Per esempio l’influenza di un insegnante troppo intransigente, può spiegare un disturbo da fobia scolastica, o l’eccessivo utilizzo dei videogiochi diventa causa di disattenzione e iperattività.

Ricercare una singola causa che spieghi l’insorgenza di un disturbo del comportamento rappresenta uno sforzo pressoché inutile, dal momento che l’eziologia di questi disturbi è complessa e multifattoriale.

La stessa posizione vale per i Disturbi del Comportamento Alimentare, la cui cause, forse più di altre patologie, si prestano ad essere attribuite ai mass media e agli ideali di bellezza e perfezione suggeriti dalla società attuale.

Cosa s’intende per Disturbi del Comportamento Alimentare e quali sono?

Quando parliamo di disturbi del comportamento alimentare, facciamo riferimento a tutti quei comportamenti che sono indicativi di un rapporto alterato con il cibo, tale da compromettere la salute stessa dell’individuo.  Secondo la Great Ormond Street Criteria (Lask e Bryant-Waugh, 2013), i problemi alimentari più comuni che si possono presentare dagli 8 ai 14 anni sono:

  • Anoressia nervosa (e forma atipica o sublinica).
  • Bulimia nervosa (e forma atipica o sublinica).
  • Disturbo emozionale con evitamento del cibo.
  • Alimentazione selettiva.
  • Alimentazione restrittiva.
  • Rifiuto del cibo.
  • Paura o fobia specifica con evitamento del cibo (inclusa disfagia funzionale).
  • Sindrome da rifiuto pervasivo.
  • Perdita dell’appetito secondaria alla depressione.

La distinzione tra i diversi disturbi non è sempre chiara e molto spesso ci sono margini di sovrapposizione o la presenza di più disturbi contemporaneamente.

Eziologia dei disturbi del comportamento alimentare in età evolutiva

L’esordio dei disturbi del comportamento alimentare è associato a molti e diversi fattori di cui nessuno, di per sé, è necessario o sufficiente a spiegare l’insorgenza del disturbo. Per tale motivo si rende evidente la necessità di parlare di un’eziologia multifattoriale, caratterizzata dalla presenza di almeno due o più fattori che predispongono il bambino allo sviluppo di un disturbo di questo tipo.

Le ricerche degli ultimi anni si sono focalizzate prevalentemente sulle vulnerabilità neurobiologiche e psicologiche, in particolar modo è stata posta sempre più attenzione ai fattori di rischio antecedenti, ossia agli elementi che anticipano l’insorgenza del problema e la cui identificazione precoce è importante per l’attivazione di interventi preventivi.

Tuttavia, il riconoscimento delle cause non necessariamente suggerisce una soluzione; di fatto gli attuali trattamenti sono perlopiù indirizzati ai fattori di mantenimento, poiché questi sono più facilmente modificabili rispetto a quelle che possono essere state le cause.

Gli studi condotti finora si sono focalizzati sull’eziologia dell’anoressia, bulimia nervosa e disturbi alimentari da perdita di controllo come il binge-eating. I fattori di rischio individuati possono raggrupparsi in tre grandi macrocategorie: fattori ambientali, genetici e biologici, psicologici e neuropsicologici.

Fattori di rischio ambientali: mass media e ideali di bellezza

Tra i fattori di rischio ambientali di maggior rilevanza per l’insorgere o l’aggravarsi di un disturbo del comportamento alimentare, troviamo gli ideali di bellezza e perfezione imposti dalle culture delle società occidentali.

La pressione sociale a dover essere magri, tonici e di classe sociale elevata, induce a impiegare molte risorse per tentare di raggiungere un “ideale di corpo perfetto” in termini di bellezza e di peso. L’esposizione ai media e l’interiorizzazione di un ideale di magrezza, rappresentano fattori di rischio per l’insorgenza o l’aggravamento di un disturbo alimentare (Strieghel-Moore e Bulik, 2007).

Fattori di rischio genetici e biologici: ereditarietà e danni cerebrali

Gli studi sull’importanza dell’ereditarietà nello sviluppo dei disturbi alimentari evidenziano che discendenti di origine femminile di un individuo con disturbo del alimentare, hanno una probabilità di sviluppare bulimia nervosa quattro volte superiore, e di undici volte superiore per lo sviluppo di anoressia nervosa.

Sembrerebbe quindi che il genere femminile, in associazione ad una predisposizione ereditaria, abbia una percentuale di rischio nello sviluppare il disturbo superiore al genere maschile con uguale predisposizione ereditaria.

Alcuni fattori perinatali come danni cerebrali indotti da ipossia, nascita prematura, anemia materna, diabete mellito e gestosi associata ad anoressia nervosa della madre, sembrano favorire lo sviluppo di anoressia nervosa, così come l’esposizione a infezioni virali come il fenomeno “Pediatric Autoimmune Neuropsychiatric Disorder Associated with Streptococcus” (PANDAS), più volte individuato in associazione a diversi disturbi del comportamento in età pediatrica tra cui anche il disturbo ossessivo-compulsivo e il disturbo da tic.

Fattori di rischio psicologici: temperamento, stile genitoriale e attaccamento

I fattori psicologici più indagati nella letteratura sui disturbi dell’alimentazione comprendono il temperamento, lo stile di attaccamento, la rielaborazione di eventi negativi come traumi o minacce, la bassa autostima, i comportamenti alimentari precoci, le preoccupazioni relative al peso e alla forma del corpo e i comportamenti di dieta correlati.

TEMPERAMENTO

Il temperamento è concepito come un insieme di caratteristiche innate e specifiche per ogni bambino che definisce azioni, stili di coping e relazioni. Il temperamento viene quindi considerato come il precursore della personalità, ancora in via di sviluppo, che si andrà a formare attraverso le esperienze che il bambino farà nell’interazione con il proprio ambiente.

In rapporto ai disturbi del comportamento alimentare, le caratteristiche temperamentali possono aumentare la vulnerabilità per lo sviluppo di questi problemi (Martin et al., 2000).

Le ricerche suggeriscono l’idea secondo cui l’anoressia nervosa sia associata alla presenza di tratti come il nevroticismo, il perfezionismo, la scarsa ricerca di novità, tratti ossessivi e un’elevata dipendenza dalla ricompensa. Mentre disforia e disregolazione, un’alta propensione alla ricerca di novità e l’impulsività, si trovano più frequentemente nei soggetti con disturbo bulimico.

STILE DI ATTACCAMENTO, STILE GENITORIALE E TRAUMI.

Accanto al temperamento è stata riscontrata un’importante influenza anche da parte del contesto delle relazioni familiari, la teoria dell’attaccamento (Bowlby, 1969; 1979; 1988) ha sottolineato l’importanza della qualità del legame che si instaura tra la figura materna e il bambino, sostenendo come lo stile di attaccamento che il bambino acquisisce all’interno di questa relazione significativa possa costituire un fattore di protezione o, al contrario, un fattore di rischio rispetto agli esiti evolutivi.

Stili di attaccamento insicuro dovuti alla mancanza di disponibilità, da parte della figura materna, alle richieste di protezione e conforto del bambino, sono un fattore di rischio per lo sviluppo di disturbi del comportamento alimentare in età evolutiva e adolescenziale.

Un’associazione statisticamente significativa è stata riscontrata tra abuso sessuale infantile e diagnosi di disturbo alimentare nel periodo successivo al trauma o in epoche successive (Susiman et al.,  2010).

In ultimo, sempre in riferimento all’influenza del contesto familiare, una porzione significativa di soggetti con anoressia nervosa riporta storie di vita caratterizzate da numerosi contrasti, esperienze genitoriali negative e richieste familiari eccessivamente elevate (Pike et al., 2008).

Le cause che inducono al manifestarsi di disturbi del comportamento alimentare sono diverse e agiscono tra di loro in sinergia. L’attenzione posta ai fattori di rischio antecedenti e di mantenimento è importante per un’identificazione precoce del disturbo e la pianificazione di interventi preventivi efficaci.

Per maggiori approfondimenti o per richiedere una consulenza in caso di sospetto disturbo del comportamento alimentare, contatta la nostra psicoterapeuta dott.ssa Elisabetta Boschini al 3494414194 oppure scrivi a centrolatrottola@gmail.com

Riferimenti bibliografici:

Bowlby, J. (1969). Attachment and loss: Attachment. New York: Basic Books.

Bowlby, J. (1979). The making and breaking of affectional bonds. London: Tavistock Publications.

Bowlby, J. (1988). A secure base: Parent-child attachment and healthy human development. New York: Basic Books.

Lask,B., & Bryant-Waugh, R. (2013). Eating disorders in childhood and adolescence. London and New York: Routledge.

Martin et al., (2000). A longitudinal study of the role of childhood temperament in the later development of eating concerns. International Journal of Eating Disorders, 27(2), 150-162.

Pike, K.M. Hilbert, A., Wifley, D.E., Fairburn, C.G., Dohm, F.A., Walsh, B. T., & Striegel-Moore, R. (2008). Toward an understanding of risk factors for anorexia nervosa: A case-control study. Psychological Medicine, 38(10), 1443-1453.

Pizzo S., Massignani V., (2014). Disturbi della nutrizione e dell’alimentazione in età evolutiva; ed. Erickson Trento.

Strieghel-Moore, R. H. & Bulik, C.M. (2007). Risk factors for eating disorders. Journal of American Psychology, 62(3), 181-198.

Susiman, J.L., et al., (2010). Parental divorce and disordered eating: An investigation of a gene-environment interaction. International Journal of Eating Disorderes, 44(2), 169-177.

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