Adulto nel gioco

“Il gioco è realizzazione dei desideri, è rispetto di regole,
conoscenza e negazione della realtà,
è piacere ma anche norma,
è progetto e esercizio”.
(Riccardo Massa)

Nei nostri precedenti articoli abbiamo visto quanto sia incidente ed importante il gioco per un corretto sviluppo neurofisiologico. I nostri bambini giocando esplorano la realtà in lungo e in largo, cominciano a prendere consapevolezza di loro stessi, del proprio corpo, delle proprie emozioni, incontrano l’altro e scoprono i propri limiti. Il gioco è una palestra per gli apprendimenti motori, cognitivi, affettivi e relazionali, è il lavoro preferito dai bambini, perché giocando crescono.

Giocare è tempo buttato tra un impegno e l’altro?

Oggigiorno ci troviamo in una società che impone dei ritmi frenetici, sia per gli adulti nel loro ambito professionale, sia per i bambini oramai abituati ad essere sopraffatti da molteplici attività da fare durante la settimana. Tutta questa frenesia e questo incessante passare da un’attività all’altra lascia ben poco spazio da dedicare al gioco poiché il bambino è troppo impegnato a cercare di rispettare tutti gli impegni fissati sulla sua agenda settimanale.

Per noi adulti è importante che nostro figlio arrivi in tempo, se pur trafelato dall’impegno precedente, a tutte le attività che con grande cura e sacrificio abbiamo organizzato per lui, come conseguenza di questa fitta organizzazione i bambini di oggi si ritrovano con poco tempo da dedicare alla possibilità di giocare liberamente. Se a questa situazione aggiungiamo anche un significativo aumento della disponibilità di tecnologia che arriva a influenzare pesantemente la quotidianità del contesto familiare allora quel poco tempo libero che rimaneva viene speso subendo l’influenza dei dispositivi elettronici.

Iniziamo quindi ad intuire l’importanza che la figura genitoriale riveste in questo contesto e come il problema non sia tanto l’assenza del genitore, quanto, invece, le modalità con cui egli vive la sua presenza e le modalità attraverso la quale si rapporta con i propri bambini.

Che ruolo gioca allora l’adulto nel gioco del bambino?

La capacità di giocare è insita, connaturata nell’essere umano, un bambino quindi è benissimo in grado di giocare autonomamente, noi adulti quindi rivestiamo solamente un ruolo marginale di osservatore oppure possiamo intervenire e metterci in gioco anche noi? E quanto possiamo intervenire e in che modo?

Se abbiamo veramente compreso l’importanza che il momento del gioco può avere per i nostri figli allora le domande che ci siamo appena posti nascono spontanee anche in noi.

In molti hanno studiato la figura dell’adulto nel mondo ludico del bambino, tra i più citati ricordiamo Vygotsky e Bruner, secondo i quali la figura genitoriale, intesa come “scaffolding”, è quella persona in grado di sostenere e accompagnare il bambino nelle sue attività, finché egli non è in grado di praticarle in autonomia. Gli autori hanno studiato come la presenza dell’adulto nel momento del gioco implichi una serie di azioni più impegnative, simboliche e meno ripetitive rispetto al gioco effettuato in autonomia. Il bambino, giocando insieme all’adulto, apprende diversi modi più complessi di giocare che lo porteranno nel tempo ad attuare in autonomia queste modalità cognitivamente più alte.

Giocare per davvero!

Dobbiamo innanzitutto comprendere una cosa molto importante: per giocare con un bambino non è sufficiente il far finta di giocare, magari mentre abbiamo in mente i nostri problemi al lavoro, o le faccende di casa o mentre guardiamo la TV, perché il bambino è in grado di percepire il grado di coinvolgimento dell’altro.

Per rapportarci al meglio con i piccoli è indispensabile che l’adulto riscopra e torni a vivere la propria dimensione infantile che ha dentro di sé, che torni ad essere un po’ bambino, non per finta, ma per davvero. Un bambino reagisce con forte entusiasmo ed emozione di fronte alla disponibilità della propria mamma o del proprio papà al gioco, quel momento condiviso diventa quindi un’importantissima occasione per poter costruire un legame di intimità e comunicazione profonda, aumentando il senso di sicurezza e protezione del bambino.

L’educazione al gioco!

L’adulto assume un altro importante ruolo, quello dell’educazione al gioco, ovvero dell’insegnare al bambino che per potersi divertire non ha bisogno di utilizzare tanti giochi tutti insieme, di solito lasciati tutti in disordine nella stanza, ma che scegliere il gioco con cui cimentarsi in quel momento è sufficiente e ci permetterà di divertirci insieme. Non è quindi doveroso che il bambino abbia a disposizione una vasta scelta di giocattoli, anzi spesso averne troppi rischia di diventare una fonte di distrazione, piuttosto è essenziale che questi siano adatti alla sua età, che non anticipino i tempi e che siano in grado di provocare l’interesse, la fantasia e il bisogno del bambino in base al suo livello di sviluppo, a quello che è in grado di fare.

Predisporre l’ambiente!

E’ importante quindi che l’adulto sia in grado di predisporre l’ambiente al gioco, scegliendo i giochi adatti da proporre e creando le condizioni ambientali ottimali per lo svolgimento delle attività di gioco, in modo da concedere al bambino la massima libertà di sperimentazione e scoperta delle proprie competenze, la possibilità di scaricare le sue tensioni e di poter esprimere tutto il suo mondo di emozioni.

Giocare insieme ai propri figli: suggerimenti e consigli utili

Il compito fondamentale dell’adulto è facilitare il gioco dei bambini, sostenerlo, organizzarlo ed arricchirlo consentendo sempre al bambino di mantenerne la guida. Vediamo qualche consiglio per poterlo fare nel modo più rispettoso possibile della circostanza ludica condivisa che si sta creando con i tuoi bambini.

  1. Preparate un ambiente adeguato: privatevi di distrazioni, spegnete la TV e allontanate i cellulari, preparate e organizzate lo spazio in base all’età del bambino, allontanate materiali pericolosi, ricoprite gli spigoli nella stanza, proponete dei giochi adeguati che non anticipino le competenze e le abilità del bambino.
  2. Osservate il gioco libero: ogni bambino è diverso dagli altri, avrà le sue preferenze, attività in cui è più abile ed altre in cui si sente meno sicuro. Osservare i suoi momenti di gioco libero ci permette di conoscere di più il bambino che abbiamo davanti e sapere quindi quali materiali e attività proporre al bambino per stimolare maggiormente il suo interesse.
  3. Dimostratevi realmente interessati: siate interessati alle attività scelte, parlate e discutete insieme al bambino del gioco che state facendo,  se il bambino è troppo piccolo descrivete voi ad alta voce il gioco e la sua dinamica, arricchite verbalmente l’attività.
  4. Incoraggiate ad esplorare e sperimentare nuovi materiali: incoraggiate alla scoperta e all’utilizzo di nuovi materiali, sempre lasciandoli liberi di farlo a modo loro. Noi adulti abbiamo già interiorizzato il nostro personale modo di scoprire qualcosa di nuovo e quasi sicuramente la modalità che il bambino utilizzerà sarà diversa dalla nostra, ciò non vuol dire però che il bambino stia sbagliando, lasciamolo scoprire le sue strategie da sé.
  5. Non intervenite o interferite con l’attività se non c’è un effettivo bisogno: impariamo a lasciare ai bambini tutta l’autonomia di cui son capaci. Noi adulti siamo già capaci di giocare, ma i nostri bambini stanno sperimentando cosa significa proprio in quel momento, togliere loro la soddisfazione di fare nuove scoperte in prima persona significa privarli di autonomia e sicurezza in sé stessi. Dobbiamo imparare a trattenerci dal fare noi, dal sostituirci al posto dei bambini e dare quindi loro fiducia, spazio e tempo per potersi cimentare in tante situazioni nuove. Essere presente, disponibile, attento ed interessato senza interferire o sostituirsi al bambino è la cosa più difficile da imparare a fare per noi adulti.
  6. Lasciate la possibilità di sbagliare, anche diverse volte: chi di noi non ha mai sbagliato, chi di noi non continua a sbagliare? Perché privare i nostri bambini di questa enorme possibilità d’apprendimento? Il processo di raggiungimento spesso acquista maggior significato della soluzione finale. Diamo autonomia e fiducia ai piccoli, incoraggiateli, siate disponibili, siate pronti ad aiutare, date il vostro supporto, ma senza togliere al bambino il bello del fare da solo pur sbagliando più volte.
  7. Arricchite l’attività nei momenti giusti: suggerite nuove idee, portate una modifica al setting, all’organizzazione, descrivete verbalmente ciò che sta facendo, lasciando la libertà al bambino di accogliere o no la vostra modifica e lasciando a lui l’iniziativa e la conduzione del gioco.
  8. Evitate di interrompere il gioco se non è assolutamente necessario: mettete a disposizione un tempo adeguato per l’attività e cercate di non interrompere il gioco se non è necessario; per partecipare alle routine familiari va bene interromperlo, ma sempre con un opportuno preavviso. Non interrompete un’attività che è condotta dal bambino per proporne una condotta da voi perché la trovate più interessante per voi, piuttosto cercate di integrarvi nella sua attività, arricchitela e costruite una nuova attività che sia bella e interessante per entrambi.
  9. Evitate di distrarvi: un adulto distratto dal telefono, dalla televisione o dalla presenza di altri adulti non sarà mai coinvolto adeguatamente nella condivisione di quel momento di gioco e il proprio bambino sarà in grado di sentire tutta la distrazione che un adulto mette in gioco con lui.
  10. Mettetevi in gioco seriamente: giocate insieme al vostro bambino, questo implicherà per forza che vi dobbiate porre fisicamente al loro livello, abbassatevi a terra con lui, rotolatevi insieme a lui, guardatevi dritti negli occhi! Un adulto che gioca a terra in ginocchio, che guarda un bambino diritto negli occhi non è meno uomo o meno donna, al contrario, è un adulto che non ha smesso di crescere perché è in grado di mettere in gioco sé stesso fino in fondo.

Spesso parlando con alcuni genitori li si sente ammettere di non sapere proprio come giocare con i propri figli e di sentirsi anche quasi a disagio nel farlo e per questo la TV, i videogiochi e lo smartphone prendono il loro posto come compagni di giochi dei loro bambini.

Eppure giocare è semplice, tutti lo sappiamo fare, nessuno escluso, lasciatevi andare e siate spontanei, siate voi stessi, liberate la mente da ogni pensiero e ritrovate il bambino che eravate, scoprirete che quel vostro mondo interiore in realtà non si è mai spento!

Siete pronti a tornare a divertirvi giocando? Ora tocca a voi mettervi in gioco: siate curiosi e divertitevi!

Leggendo l’articolo avete avuto domande, dubbi o necessità di un confronto?

Contattaci per avere ulteriori informazioni!

Dottor Marco Bonacina, Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *