regole del buon comunicatore

Con uno sguardo avevo già capito tutto”, “La tua espressione mi sta dicendo il contrario”…

Queste sono solo alcune delle frasi più ripetute e gettonate in ambito comunicativo: infatti il 77% del messaggio che inviamo al nostro interlocutore è di tipo non verbale, mentre soltanto il 23% del messaggio passa attraverso il canale verbale.

Ecco spiegato il motivo per il quale mentre stiamo raccontando una bugia, la nostra mimica verbale è la prima a tradirci, o se siamo tristi o arrabbiati e non vogliamo palesarlo verbalmente, le nostre espressioni non verbali finiranno per raccontare la verità.

Come in una conversazione tra adulti anche nelle conversazioni tra bambini, o tra adulti e bambini, valgono le medesime regole di comunicazione.

Risulta quindi fondamentale in caso di bambini con difficoltà di linguaggio, tenere sempre presente tutte le regole per una buona comunicazione e per facilitare al proprio interlocutore lo scambio comunicativo.

Tuttavia le medesime regole possono e devono essere tenute ben presenti anche quando la conversazione avviene con bambini con sviluppo linguistico normotipico e che non presentano difficoltà di linguaggio.

Le regole qui di seguito presentate, possono essere anche riadattate e riutilizzate in conversazioni con adulti, così da rendere la comunicazione più efficace e diretta.

Entriamo allora nel dettaglio di alcune regole per una comunicazione efficace.

LE REGOLE DEL BUON COMUNICATORE: comunicare “faccia a faccia”

L’aggancio di sguardo e il contatto oculare rappresentano le basi della comunicazione: quando due persone iniziano una conversazione, come prima cosa si guardano negli occhi.

Lo sguardo, e il guardarsi, è fondamentale per far capire al nostro interlocutore che stiamo parlando proprio a lui e non con qualcun altro, che siamo attenti alla risposta che ci darà e che siamo interessati all’argomento di conversazione.

Uno sguardo non agganciato può dare l’impressione di non essere interessati e di non aver voglia di conversare, lanciando così segnali contrastanti soprattutto quando il mio interlocutore è un bambino in fase di sviluppo linguistico. Guardarsi “faccia a faccia” rende più facile capire il messaggio, proprio grazie al supporto della mimica non verbale.

LE REGOLE DEL BUON COMUNICATORE: centrarsi sull’interlocutore

Durante una conversazione, dopo aver agganciato il contatto di sguardo con il nostro interlocutore, è buona regola centrarsi, cioè prestare attenzione solamente alla persona con cui stiamo conversando.

Una distrazione momentanea o duratura, un non interesse a quello che il nostro interlocutore ci sta dicendo, mandano segnali ben precisi: non ho interesse a parlare con te, oppure non mi interessa quello che dici, e ancora in questo momento non mi va di ascoltarti.
Questi segnali così forti possono sbilanciare l’equilibrio comunicativo: i due interlocutori non sono più sullo stesso piano, in quanto uno dei due si pone in una condizione di non-ascolto, ecco che i presupposti di una buona comunicazione vengono a mancare.

Quando una situazione simile si manifesta in una conversazione tra due adulti, uno dei due prenderà l’iniziativa per interrompere lo scambio; se dovesse succedere in una conversazione tra adulto (non centrato) e bambino (centrato), il bambino si troverebbe in una situazione nella quale il suo sforzo comunicativo non è accolto, generando così in lui un senso di frustrazione.

LE REGOLE DEL BUON COMUNICATORE: non anticipare l’interlocutore

Quante volte vi è capitato di aver capito quello che il vostro interlocutore sta per dirvi e di anticipare esattamente le sue parole? E quante volte vi è capitato di sbagliare?

In una società frenetica dove tutto corre a ritmi velocissimi come quella dei giorni nostri, spesso tendiamo a rendere le conversazioni molto sbrigative e delle volte, senza accorgercene, anticipiamo quello che il nostro interlocutore vuole dirci: perché “ho fretta”, “sono in ritardo”, “ho due minuti e poi devo assolutamente andare”…

Se a volte anticipare ciò che il nostro interlocutore ci vuole dire può essere segno di empatia (“so esattamente quello che vuoi dirmi perché comprendo il tuo stato d’animo”, “la pensiamo allo stesso modo”) altre volte però può creare una falla nella comunicazione.

Pensiamo a quando un bambino molto piccolo desidera qualcosa, come un gioco posto in alto su un mobile, il suo interlocutore subito si accorge che il bambino si sta dirigendo in quella direzione e senza nemmeno lasciare che egli faccia una richiesta mimica, gestuale o verbale, l’adulto glielo porge senza dire nulla. In questo caso l’adulto ha anticipato la richiesta del bambino bloccando sul nascere la possibilità di uno scambio comunicativo del tipo domanda-risposta.

Situazioni come queste devono essere del tutto evitate, soprattutto se l’interlocutore è un bambino in fase di sviluppo con difficoltà di linguaggio.

Queste sono solo alcune delle regole per essere un buon comunicatore: se sei interessato all’argomento e vuoi saperne di più, se pensi che tuo figlio/a abbia delle difficoltà linguistiche e non sai che strategie adottare per conversare nel migliore dei modi con lui/lei, puoi rivolgerti alla logopedista del nostro Centro, la dott.ssa Nicole Baresi che saprà meglio consigliarti in base alle tue esigenze.

Visita il www.centrolatrottola.it o per un appuntamento puoi contatta al numero 3938522981.

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