Tempo fa conobbi un ragazzo che lavorava per Google, in quell’occasione teneva una relazione sugli appena nati Google Glass. Al termine del discorso gli chiesi se, secondo lui, lo sviluppo evolutivo del nostro cervello fosse in pari con la nuova tecnologia o se, avevamo a che fare con uno strumento che sovraccaricava le nostre abilità attentive, diventando una fonte di stress piuttosto che un aiuto.

La stessa domanda me la pongo oggi osservando piccoli e giovani immersi in un mondo tecnologico che, se da un lato è una ricca fonte di stimoli, dall’altro rischia di togliere spazio al desiderio di esplorazione, alla fantasia e alla vita sociale.

Per cui, come cambia lo sviluppo cognitivo, ma soprattutto la vita relazionale dei nativi digitali?

Lo  sviluppo della vita sociale attraverso il gioco

La percezione dell’altro ha inizio molto presto. Secondo i ricercatori i bambini tra i 12 e i 15 mesi manifestano consapevolezza di sé riconoscendo la propria immagine allo specchio e mostrando di riconoscere gli altri come persone capaci di compiere un’azione.

La prima relazione che instaurano è con il genitore che si prende cura di lui, dando vita a un legame essenziale per lo sviluppo delle conoscenze relative al sé, all’altro e ai comportamenti utili per relazionarsi. Il legame, che nello specifico prende il nome di “legame d’attaccamento”, è considerato “la base” dal quale il bambino si allontana per esplorare il mondo e conoscere altri esseri umani.

La modalità esplorativa privilegiata è il gioco attraverso cui sviluppano le capacità cognitive e sociali, per esempio il gioco simbolico del “far finta di”, permette ai bambini di sperimentare diversi ruoli su di sé interagendo con una persona reale. Se l’ambiente è stimolante, per esempio con adulti che giocano volentieri, il percorso di sviluppo sociale si avvia molto precocemente, tra i 14 e i 15 mesi.

Quale relazione tra tappe di sviluppo del gioco e sociali?

Osservando le modalità di gioco all’asilo nido, è stato possibile individuare tre tappe attraverso le quali il bambino inizia a sperimentare le prime modalità di collaborazione.

Gioco parallelo: in questa fase i bambini giocano l’uno accanto all’altro adoperando lo stesso materiale, parlando e scambiandosi sguardi, ma senza collaborare veramente.

Gioco associativo: i bambini giocano insieme ma senza che siano definite chiare regole o uno scopo comune.

Gioco cooperativo: sopraggiunge intorno ai tre anni di vita, momento in cui si sviluppa il linguaggio e con esso la possibilità di esprimersi e comprendere meglio l’altro. Le relazioni di gruppo si consolidano, così come la comprensione dei sentimenti altrui e l’uso delle regole sociali, che diventano progressivamente più elaborate.

Il terzo anno di vita è anche l’età in cui si concretizza il gioco di regole, nel quale bisogna accordarsi e rispettare una serie di norme che il gruppo stesso si è dato. Con l’inizio dell’utilizzo delle regole, hanno luogo anche fenomeni di opposizione o violazione delle stesse, con conseguenti litigi, esclusioni e tutto ciò che consegue al mancato rispetto delle norme nel gioco o nel gruppo sociale.

La fase di gioco cooperativo è il momento in cui il bambino inizia a mettere in campo le sue strategie relazionali per assumere un ruolo all’interno del gruppo e mantenere relazioni con i compagni.

Il progresso della crescita coincide inevitabilmente con l’aumento della complessità del gioco sociale e delle relazioni, ed è a partire da questo periodo di vita che il ruolo degli educatori e dei genitori si fa sempre più importante nell’insegnare ai piccoli a mediare il conflitto e a gestire le emozioni di rabbia e frustrazione che ne conseguono.

Cosa è cambiato con l’ingresso dei videogiochi?

bambini e gioco

Il videogioco, che sia su tablet, cellulare o altro dispositivo elettronico, è un’attività individuale, iperstimolante dal punto di vista cognitivo che proietta il giocatore in un’altra dimensione.

Il gioco è solitario e non sempre sono previste modalità d’azione in squadra o contro degli avversari. Tuttavia, la nocività del videogioco, non sta nella chiusura sociale che richiede, ma nelle modalità e tempi del suo utilizzo.

I mondi fantastici, l’elevata stimolazione adrenalinica e la necessità di raggiungere un livello sempre superiore, rendono il videogioco nettamente più attrattivo se confrontato con ruba bandiera o palla prigioniera.  Il rischio maggiore è la dipendenza che induce a sacrificare il tempo dell’esplorazione, dell’attività sportiva, del gioco con i fratelli o con i coetanei di scuola o del quartiere.

Tornando alle tappe viste precedentemente, si riduce lo spazio del gioco cooperativo e le occasioni per poter sperimentare il conflitto e imparare a gestirlo. Troppo abituati a divertirsi gestendo il gioco e le regole in autonomia, bambini e ragazzi possono manifestare difficoltà nella gestione delle relazioni e delle emozioni, soprattutto nei casi di conflitto.

Bambini cresciuti con a pane e videogiochi, possono diventare adolescenti dipendenti dal joystick. Con il progresso della tecnologia è oggi possibile giocare online con amici o compagni di scuola, eliminando in questo modo la percezione di solitudine che, in altre occasioni, avrebbe indotto alla chiusura del gioco a favore della relazione sociale. Queste nuove opportunità di svago inducono i ragazzi a passare dalle 2 alle 10 ore al giorno, sovra-eccitando il cervello e inibendo la naturale necessità di esplorazione del mondo circostante e ricerca di passatempi più costruttivi.

Cosa devono fare i genitori per limitare l’uso di videogiochi?

Che uso ne fa il genitore?

Il primo passo per un genitore che voglia limitare l’uso dei videogiochi è riflettere sull’uso che essi stessi fanno dei propri tablet e smartphone. Il comportamento del genitore è ciò che viene appreso dai figli, pertanto mamme o papà troppo legati al cellulare, mandano un messaggio poco educativo.

Il videogioco non è un tranquillante

Molto spesso il totale coinvolgimento del videogioco induce i genitori ad utilizzarlo per tenerli tranquilli al ristorante, in autobus o a casa di amici. Così facendo si induce il rischio di dipendenza con le possibili conseguenze sopra citate.

Offrire valide alternative

Limitare il tempo a disposizione per poter giocare con valide alternative. Ad esempio creare una routine di attività da svolgere con i genitori, come l’abitudine di cucinare insieme, fare la spesa o leggere.

Adottare strategie per limitare le possibilità di utilizzo.

In certi casi si rende necessaria l’adozione di strategie come limitare l’uso temporale del videogioco imponendo la regola di un’ora al giorno, al termine dei compiti o dell’attività sportiva.

Nei casi in cui l’utilizzo del videogioco venga utilizzato come “premio” per aver svolto diligentemente altre attività, si ricorda che è necessario mantenere la costanza della regola e non cedere il gioco se non è stato raggiunto l’obiettivo.

Contattaci per avere ulteriori informazioni!

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *