svezzamento o autosvezzamento

Prima di approfondire questa tematica voglio fare una doverosa precisazione: il cibo non è solo nutrimento, tanto più per un neonato, ma è il frutto di molteplici fattori relazionali, sociali ma soprattutto affettivi.

Che cos’è lo svezzamento?

Letteralmente svezzamento significa togliere il “vezzo”. Ma ovviamente l’allattamento non deve essere visto come un vizio, per il lattante è una necessità.

E’ un momento di grande novità per il bambino che inizia ad approcciarsi al cibo solido. E’ un periodo molto delicato dove i genitori devono armarsi di pazienza e lasciare che i propri figli assaggino cibi nuovi senza pretendere che siano di loro gusto sin dal primo istante: quello che piace moltissimo a voi potrebbe non piacere al vostro bambino o almeno non subito.

Non dovete scoraggiarvi ma dovete perseverare e continuare con serenità a proporre alimenti sempre nuovi. Un piccolo “trucco” potrebbe essere quello di mettere nel piatto una piccola quantità così che i bambini non si sentano frustrati e inadeguati di fronte alla nuova proposta.

Nel proporre nuovi sapori non dimenticatevi i bambini capiscono benissimo se l’alimento a loro proposto è gradito o meno anche all’adulto, dunque nessuno stupore se a casa non vogliono il pesce che a voi non piace e magari al nido o dai nonni lo mangiano!

Ricordatevi che il bambino durante lo svezzamento sputa, vomita e gioca con il cibo, sostanzialmente non mangia, ma assaggia ed esplora: l’obiettivo non è quello di togliere il latte il prima possibile ma è quello di accompagnarlo verso la scoperta del mondo dell’alimentazione e di tutte le sue componenti.

Ci vuole dunque molta pazienza e la consapevolezza che solo permettendo al bambino di crescere anche a tavola il suo rapporto con il cibo sarà sano, viceversa presi dalla preoccupazione di nutrirlo si finirà per trattarlo come un recipiente da riempire.

Un po’ di storia…

svezzamento

Fino a Novecento inoltrato il bambino veniva completamente svezzato solo verso i 2 anni, sebbene l’introduzione delle prime pappe iniziasse verso i 5-6 mesi. A differenza dello svezzamento degli ultimi decenni in passato le pappe consigliate non erano a base di frutta e verdura ma di cibi altamente energetici e ricchi di grassi.

A seconda del contesto sociale e dei condizionamenti medico-religiosi l’introduzione di cibo solido poteva essere più o meno repentina; i medici normalmente raccomandavano la gradualità, ma a volte capitava di togliere il seno da un giorno all’altro quando la mamma si accorgeva di essere nuovamente incinta.

Prima dell’Ottocento, semplicemente, i bambini venivano svezzati in modo “naturale”: nessuna prescrizione di pappe, nessuna ricetta preconfezionata, ma autosvezzamento in famiglia (con anche sbagli deleteri annessi…!)

Quando è meglio iniziare?

La risposta a questa domanda la troverete semplicemente osservando il vostro bambino. Ci sono due segnali che vi permettono di capire se è giunto il momento di fare questo grande passo:

  • Vostro figlio deve essere in grado di stare seduto nel seggiolone e di tenere su la testa altrimenti il rischio di soffocamento è concreto;
  • Deve aver perso il riflesso di estrusione (quando mette in bocca del cibo non butta fuori la lingua come fa per ciucciare il latte, ma inizia a gestire e masticare gli alimenti anche solo con le gengive per poi ingerire);

Cosa dicono le Linee guida del Ministero della Salute?

  • E’ consigliabile iniziare lo svezzamento dal 6° mese di vita, quando il latte materno comincia ad essere carenziale di alcuni nutrienti importanti per la crescita.
  • Se la madre lo desidera, l’allattamento al seno può continuare dal secondo semestre di vita fino al secondo e anche oltre, come suggerito dall’OMS [“Il bambino allattato oltre il secondo anno di vita non va visto come un bambino viziato e la mamma non deve temere di limitare la sua maturazione e la sua autonomia”].
  • L’ordine con cui gli alimenti semisolidi e solidi vengono introdotti non ha più l’importanza che un tempo si credeva avere: può variare a seconda delle preferenze del bambino e della realtà sociale della famiglia.
  • Il momento della giornata in cui inserire le prime pappe è ininfluente, purché sia comodo ai genitori.
  • L’unica raccomandazione importante è di non esagerare a proporre cibi ad alto contenuto proteico e salati/zuccherati.
  • Si suggerisce di cominciare con: vegetali cotti e tritati (patate, carote), banana o pera o mela grattugiata, crema di riso nel latte; si può proseguire con carboidrati (in crema o frullati) e proteine.
  • Alcuni pediatri consigliano di anticipare lo svezzamento con qualche cucchiaino di purea di frutta, e dopo qualche giorno proporre la pappa.
  • Da evitare: zucchero, miele (botulino), cibi a ridotto contenuto di grassi.

Vantaggi e svantaggi dello svezzamento tradizionale

Iniziamo dai vantaggi:

  1. Il bambino viene (potenzialmente) svezzato completamente in minor tempo;
  2. La mamma si ristabilisce più in fretta dalle fatiche dell’allattamento e/o la coppia di genitori si discosta più velocemente dal caos di “prepara il latte, scalda il biberon, controlla la temperatura del biberon, fai poppare il piccolo”;
  3. Le pappe sono pratiche, non sporcano eccessivamente, si possono portare al ristorante senza fare (eccessivo) caos.

Svantaggi:

  1. Il bambino non distingue i sapori, i colori, le consistenze;
  2. Il bambino può “usare” il fatto di essere imboccato;
  3. Il bambino ha più probabilità di passare la fase pickyfussy (guardare il cibo con sospetto e fare i capricci) una volta che gli si proponga cibo solido;
  4. I genitori possono impazzire nella preparazione delle pappe, pensando che siano vincolate a regole insindacabili.

L’autosvezzamento cos’è? Come si attua?

Inizio con il precisare cosa NON è:

  • NON è far scegliere al bambino cosa vuole mangiare
  • NON è fargli rubare il cibo dal piatto di mamma e papà
  • NON è far mangiare il bambino

L’autosvezzamento è una modalità dinamica di approccio al cibo attraverso la quale il bambino impara i colori, le consistenze, i sapori e le diverse metodologie di masticazione. Il bambino non deve essere imboccato ma deve poter giocare con il cibo: manipolarlo e portarlo alla bocca in completa autonomia.

Dovete immaginarlo come un modo attraverso il quale vostro figlio inizia la conoscenza del mondo: ha bisogno della vostra guida ma non dovete imporvi perciò dovete assecondare i suoi tempi ma soprattutto i suoi gusti. In poche parole è un approccio che prevede il caos a tavola!

Il vostro bambino si sporcherà, sporcherà il tavolo e, molto probabilmente, anche il pavimento. Non aspettatevi che si nutra ma semplicemente assaporerà.

Questo approccio è consigliabile solo alle famiglie in cui ci sia già l’abitudine al consumo di alimenti freschi e stagionali, pasti cucinati in casa e non preconfezionati, insomma quelle famiglie in cui ci sia già una forte sensibilizzazione verso una sana e corretta alimentazione.

Comportamenti da adottare e comportamenti da evitare

cosa fare e cosa non fare

Il cibo non deve essere associato a nient’altro se non alla fame: introdurre severe limitazioni di certi cibi (“Solo una caramella, non di più” oppure “Se mangi tutta la verdura puoi mangiare anche la cioccolata”) perché questo non farà altro che renderli speciali, e quindi ancor più desiderabili.

Ogni alimento dovrebbe essere considerato alla stregua degli altri: solo in questo modo, rendendoli tutti sempre disponibili al bambino, lo si renderà in grado di compiere la sua scelta sulla base del proprio appetito e delle proprie esigenze piuttosto che sulla possibilità di approfittare della presenza di un alimento che solitamente è proibito o comunque razionato.

Evitate di imporre loro l’assunzione di alimenti non graditi, costringendoli a pasti interminabili ma ovviamente non fatevi nemmeno prendere in giro e non lasciate che loro utilizzino il cibo come arma di ricatto nei vostri confronti.

Ricordatevi che il pasto deve essere un momento conviviale, consumato in condivisione senza la televisione accesa, senza discussioni o toni alterati della voce.

Adottate stili alimentari vari, non monotoni, stimolate non solo il gusto ma anche la vista, l’olfatto ed il tatto.

In conclusione…

Anche nel caso dell’alimentazione, come in ogni altro campo dell’educazione, regole e limiti chiari e ben definiti sono indispensabili e, sebbene combattuti dai bambini, sono per loro rassicuranti perchè indice che c’è qualcuno che si cura di loro e si assume la responsabilità di fare loro da guida.

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