Insegnanti efficaci

Corso di aggiornamento Professionale sulla relazione interpersonale e sulla comunicazione

Descrizione del corso

Il corso Insegnanti Efficaci è la versione italiana di Teacher Effectiveness Training. Assieme ai corsi paralleli per genitori e per giovani esso si basa sul modello formativo dell’ Effectiveness Training International. ideato da Thomas Gordon, allievo di Carl Rogers, e diffuso in tutto il mondo dai suoi numerosi collaboratori.

Il corso Insegnanti Efficaci si prefigge di sviluppare o migliorare la sensibilità e le competenze necessarie per affrontare con successo i complessi e molteplici aspetti della vita scolastica. Esso unisce la psicologia umanistica di Carl Rogers con la riflessione pedagogica, la ricerca metodologica e le tecniche didattiche più avanzate, nella definizione di un modello di aggiornamento professionale capace di massimizzare e ottimizzare la qualità dell’esperienza scolastica e il tempo di lavoro effettivamente utile e significativo, riducendo al minimo il malessere delle persone.

A tal fine il corso valorizza la sensibilità e la tendenza formativa presente nelle persone e facilita l’acquisizione delle competenze necessarie per risolvere i numerosi e complessi problemi di relazione e di comunicazione che insorgono quotidianamente nel contesto della scuola.

Tali abilità, una volta acquisite, facilitano realmente la soluzione dei problemi e progressivamente contribuiscono alla creazione di un clima di lavoro salutare, soddisfacente e produttivo per l’intera comunità scolastica. Un ulteriore vantaggio è nella possibilità di trasferire tali capacità relazionali in altri contesti come la famiglia, il lavoro, le amicizie.

Ciò che distingue questo corso da numerose altre proposte formative è il suo obiettivo di unire il pregio della sistematicità e compiutezza a quello della relativa brevità del tempo di aggiornamento, il tutto a costi facilmente accessibili.

Caratteristiche

E necessario innanzitutto precisare che quello che viene qui presentato, diversamente dalla utilizzazione parziale che ne è stata fatta finora in Italia, è il programma originale e completo così come è stato elaborato da Thomas Gordon e come viene attualmente diffuso e applicato in altre nazioni.
Il corso è tenuto esclusivamente da persone formate e autorizzate da Effectiveness Training Inc.. In Italia tali persone sono certificate dall’Istituto dell’Approccio Centrato sulla Persona (IACP) che ha l’esclusiva del metodo.

Insegnanti Efficaci è un corso breve (durata minima di 24 ore) di aggiornamento organico e integrato, che ha per destinatari docenti, animatori e educatori, e chiunque debba esercitare nel suo ambito attività di insegnamento.

Questo corso è forse il programma di maggior successo che sia mai stato indirizzato agli insegnanti allo scopo di migliorare la conduzione della classe, il controllo della disciplina e la capacità di comunicazione interpersonale, di risolvere i conflitti e incrementare la consapevolezza nel campo dei valori e delle scelte.
Dal suo inizio ad oggi si sono formati in questo metodo oltre un milione di insegnanti e formatori di oltre trenta paesi del mondo.

Il Teacher Effectiveness Training, realizzato da Gordon nel 1966, si basa sul pensiero e sulla prassi educativa di Carl Rogers e integra l’approccio umanistico con tecniche didattiche avanzate. Esso è strutturato in modo da proporre contemporaneamente e in maniera integrata il livello della teoria e quello della esperienza ed ha pertanto una valenza cognitivo-esperienziale.

Esso deriva da numerose e qualificate esperienze di ricerca pedagogica, e si compone di una serie di metodi che i partecipanti possono apprendere e applicare nel loro lavoro come nella loro vita.

E’ opportuno sottolineare che, al di là dei metodi e delle tecniche, è di fondamentale importanza che i partecipanti comprendano e condividano i principi concettuali a cui essi si ispirano: una filosofia decisamente democratica, centrata sul rispetto delle persone, e basata sulla convinzione che in caso di conflitto non è giusto che a vincere sia solo una delle due parti in causa (ad esempio: l’adulto o l’adolescente). Una soluzione produttiva viene raggiunta solo quando entrambi si sentono vincenti perché hanno veramente collaborato nella comprensione del problema e nella ricerca delle soluzioni, un clima di autentica condivisione del potere e della responsabilità.

Obiettivi

Obiettivi generali

Lo scopo principale del corso Insegnanti Efficaci è quello di sviluppare e affinare la competenza relazionale degli insegnanti di ogni ordine e grado. Vuole formare “insegnanti efficaci” nella comunicazione educativa, intendendo per efficacia la capacità di esercitare una effettiva, concreta influenza sugli allievi senza far ricorso all’uso del potere.

Più in particolare lo scopo di questo corso è quello di incrementare la qualità e la quantità di tempo dedicato nella scuola al processo di insegnamento/apprendimento facendo risparmiare a insegnanti, allievi e responsabili della scuola tempo ed energie facilmente dispersi per far fronte ai problemi e ai conflitti presenti nelle classi e nella scuola.

insegnanti efficaci

Obiettivi specifici

Gli obiettivi del corso possono essere chiaramente compresi se si fa riferimento alle seguenti competenze relazionali che i partecipanti hanno l’opportunità di apprendere, e che costituiscono di fatto il contenuto del corso:

  1. Osservare e descrivere oggettivamente il comportamento, proprio e degli altri, evitando l’uso di etichette, valutazioni e giudizi personali fuorvianti.
  2. Identificare le aree problematiche ed apprendere ad attribuire correttamente, in situazioni conflittuali, la competenza dei problemi a noi o agli altri al fine di individuare una via di soluzione.
  3. Apprendere nuove e più efficaci modalità di ascolto e comprensione empatica al fine di avviare in modo utile una relazione di aiuto.
  4. Confrontarsi positivamente e produttivamente con gli altri, specialmente nelle situazioni in cui gli altri hanno comportamenti per noi “inaccettabili”, esprimendo in modo chiaro e congruente fatti, pensieri e sentimenti.
  5. Esprimere liberamente le proprie emozioni e le proprie opinioni senza ferire o ingannare l’
  6. Saper integrare le capacità di ascolto e di confronto precedentemente apprese.
  7. Apprendere come e quando impiegare metodi “democratici” nella risoluzione dei conflitti, al fine di individuare soluzioni comuni che rispondano ai bisogni di tutte le parti in causa.
  8. Offrire opzioni efficaci a risolvere le collisioni di valori.
  9. Struttura del corso

Il Corso è di­viso in otto moduli:

1° modulo

  • Presentazione del corso e degli obiettivi.
  • Analisi delle aspettative e dei bisogni dei partecipanti.
  • Definizione del comportamento. Comportamenti dell’
  • Come capire il comportamento delle persone.
  • Il rettangolo del comportamento.
  • Come riconoscere, affrontare e risolvere i problemi.
  • Di chi è il problema?

2° modulo

  • Come prestare ascolto e attenzione all’
  • Le barriere alla comunicazione.
  • La teoria della comunicazione.

3° modulo

  • Le caratteristiche di una relazione di aiuto.
  • L’ascolto passivo.
  • L’ascolto attivo.
  • L’

4° modulo

  • Come ottenere ascolto e attenzione dagli altri.
  • I messaggi in prima persona.
  • Il confronto e l’assertività.
  • Genuinità e empatia.

5° modulo

  • Come trattare la resistenza al cambiamento.
  • La teoria dell’iceberg: cosa c’è sotto l’ira?
  • La teoria dei bisogni di Maslow.
  • Il cambio di marcia.

6° modulo

  • Come risolvere gli inevitabili conflitti in modo che tutte le parti in causa si sentano rispettate.
  • Conflitti su bisogni concreti e collisioni di valori.
  • Stili di risoluzione dei conflitti.
  • Come lavorare efficacemente in team.

7° modulo

  • Uso del potere.
  • Metodi I e II: aspetti positivi e aspetti negativi.
  • Come rendere produttiva la conflittualità.
  • Il metodo III.

8° modulo

  • Come promuovere l’autocontrollo e l’
  • Come modificare l’ambiente scolastico.
  • Come trattare le collisioni di valori.
  • Le opzioni ad alto e a basso rischio per la relazione.

Metodologia

Il corso Insegnanti Efficaci si ispira ai modi di essere” e agli atteggiamenti facilitanti” di Carl Rogers e si presenta come un corso strutturato, con sequenze temporali precise e ricco di materiale didattico. Attua una forma di apprendimento attiva e impegna i partecipanti nella diretta esperienza dei concetti e delle abilità insegnate. Facilita la condivisione di esperienze e l’espressione di idee, dubbi e problemi.

Il processo di apprendimento si svolge lungo un cammino articolato in quattro momenti essenziali:

Strutturare le varie attività: si tratta di una breve presentazione dei contenuti e degli obiettivi di ogni modulo, con l’uso di sussidi audiovisivi.

Interessare i partecipanti con l’uso di role play, di ricordo guidato di importanti esperienze, di riflessioni scritte, di esercizi, di casi esemplari, di laboratori esperienziali effettuati in coppie, triadi, piccoli gruppi.

Discutere quanto appreso condividendo in piccoli e grandi gruppi le intuizioni e le nuove tecniche apprese.

Applicare quanto imparato e sperimentato nelle proprie attività personali e professionali, esercitandosi con il personale della propria scuola, in famiglia ecc. e cominciando a pianificare l’uso costante delle abilità apprese nel proprio lavoro.

Materiale didattico

I partecipanti utilizzeranno un quaderno di lavoro (workbook) appositamente predisposto. Alla fine del corso ogni partecipante riceverà un certificato di partecipazione.

Organizzazione

Il corso ha una durata di 24 ore suddivise in 8 incontri di 3 ore ciascuno oppure in 4 incontri di 6 ore ciascuno. Soluzioni differenti possono essere concordate.

Formatore

Il corso sarà tenuto dalla Dott.ssa Simona Volpi Psicologa – Psicoterapeuta individuale e di gruppo dell’Approccio Centrato sulla Persona – Formatrice Gordon.

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mutismo selettivo

Il Mutismo Selettivo (MS) è un disturbo complesso legato all’ansia, caratterizzato dall’impossibilità per un bambino di esprimersi e comunicare in modo rilassato in alcuni contesti sociali.

Il MS rientra nella grande categoria dei Disturbi d’Ansia, non è la conseguenza di un evento traumatico, né un disturbo del linguaggio o una forma di autismo. Può manifestarsi nei bambini ma anche negli adolescenti e in età adulta, in questi ultimi casi si inizia a parlare anche di Disturbo d’Ansia Sociale.

Chi ne soffre, tipicamente, riesce a parlare con i familiari più stretti, mentre si blocca davanti a persone estranee o in contesti sociali dove sono presenti molte persone; sono inoltre particolarmente sensibili agli sguardi altrui. La mancanza di comunicazione non è un gesto oppositivo o punitivo nei confronti degli altri: chi soffre di MS vorrebbe poter parlare come tutti gli altri, ma l’ansia e il timore del giudizio ferma le parole in gola. Questo sintomo è un mezzo per mantenere il controllo delle emozioni e deve essere inteso come la manifestazione di uno stato d’ansia e della difficoltà nel gestire le proprie emozioni.

Spesso i genitori faticano ad accettare la fatica espressiva dei propri figli, ritengono che la mancata parola sia intenzionale e invitano i bambini a parlare dietro ricompense o punizioni. Tali atteggiamenti potrebbero però sortire l’effetto opposto portando il bambino a chiudere le comunicazioni anche con le poche persone con cui prima parlava, davanti a questo aggravamento si inizia a parlare di Mutismo Progressivo.

Criteri diagnostici del Mutismo Selettivo secondo il DSM-V

Secondo il DSM-V, il MS selettivo consiste nell’incapacità di parlare in situazioni sociali specifiche in cui ci si aspetta che il bambino/ragazzo parli, nonostante sia in grado di farlo in altre situazioni.

La condizione interferisce con i risultati scolastici, lavorativi o con la comunicazione sociale e deve essere presente da almeno un mese. In ultimo, l’incapacità di parlare non è dovuta al fatto che non si conosce, o non si è a proprio agio, con il tipo di linguaggio richiesto dalla situazione sociale.

Spesso tale disturbo si accompagna alla fobia scolare in quanto la scuola rappresenta il luogo per eccellenza in cui rischiare di fare una brutta figura e cadere nel ridicolo, ciò provoca sintomi fisici che si accompagnano all’ansia come mal di pancia, mal di testa, nausea e di conseguenza il tentativo di evitamento del contesto scolastico.

Il mutismo selettivo in classe: suggerimenti per gli insegnanti su come comunicare con il bambino

L’intervento terapeutico nei casi di MS deve necessariamente avvalersi della collaborazione di genitori e insegnanti. Per ottenere ciò, lo psicoterapeuta, deve prima di tutto fornire una corretta informazione sulla natura del MS e sul significato che il sintomo ha per la persona che ne soffre.

La mancata comprensione del MS come forma d’ansia di comunicazione, può portare al peggioramento e alla cronicizzazione dei sintomi.

Pertanto il primo livello d’intervento sta nell’aiutare le persone che circondano il bambino a cambiare atteggiamento nei suoi confronti, là dove tale atteggiamento non risulti adeguato.

L’insegnante ideale di un bambino con MS deve evidentemente comprendere gli elementi caratteristici di questo disturbo e dell’ansia grave del bambino, il quale si presenta immobile, senza espressione e incapace di instaurare una conversazione o giocare. L’adulto deve dare prova di apertura mentale e permettere al bambino di comunicare in modo non verbale. Il fatto che la comunicazione non verbale sia accettata e tollerata, alleggerisce la pressione sul bambino e lo rende consapevole di essere capito dall’insegnante.

Se ne viene data loro la possibilità, i bambini con MS diventano degli esperti in comunicazione non verbale, avvalendosi di svariate tecnichecome: battere con la punta del dito, fare dei segni, scrivere o fare dei movimenti molto complessi con le mani.

Con il passare del tempo, entrano in relazione con i compagni di classe con i quali riescono a comunicare e che a loro volta sviluppano una spiccata capacità di interpretare il linguaggio “non parlato” dei bambini silenziosi.

Cosa può fare l’insegnante per facilitare la “comunicazione silenziosa”?

Di seguito alcuni esempi di metodi semplici di comunicazione non verbale, che l’insegnante può impiegare per aiutare i bambini con MS:

  • uso di gesti convenzionali, come il pollice in alto (sì), il pollice in basso (no), il segno OK, ecc.
  • utilizzo di oggetti presenti in classe. Per esempio se il bambino ha bisogno di andare in bagno, se vuole mangiare qualcosa, ecc., si può usare un foglio già scritto o illustrato;
  • utilizzo di piccoli quaderni con delle parole o messaggi già scritti. Il bambino può girare le pagine per mostrare parole diverse quando ha bisogno di comunicare;
  • i bambini più grandi possono scrivere le risposte alle domande dell’insegnante sul quaderno o alla lavagna.

Il livello d’ansia del bambino è direttamente proporzionale alle sensazioni che prova nelle varie situazioni, pertanto l’uso di queste strategie gli permette di sentirsi più a suo agio in classe, soprattutto nelle iniziali fasi di conoscenza.

Compito dell’insegnante è anche quello di essere flessibile e capace di trovare le giuste metodologie per favorire l’apprendimento.

Presso il Centro La Trottola si strutturano interventi terapeutici nei casi di Mutismo Selettivo. Contattataci a: centrolatrottola@gmail.com oppure al 3312212505 per fissare il primo colloquio gratuito.

centrolatrottola

Ti è mai capitato di notare che alcune informazioni, come ad esempio il semplice elenco delle cose da fare in una giornata, restano ben impresse nella mente se prima le avevi scritte a mano?

Tracciare parole su carta utilizzando la propria grafia e digitare quelle stesse parole con l’ausilio di una tastiera sono attività di scrittura simili solo in apparenza. Il cervello, infatti, mette in atto processi differenti per ciascuna di queste operazioni.

Utilizzare un tablet, uno smartphone o un computer può risultare la scelta più indicata in tutti quei casi in cui, per diverse ragioni, sia necessario accorciare i tempi di raccolta dati, ad esempio servendosi della funzione di riempimento automatico o del microfono che converte i suoni in testo.

E’ utile anche quando si vuole snellire la procedura di verifica della correttezza ortografica, quando non si ha tempo di redigere una prima bozza e quando si vuole scrivere direttamente “in bella” (ricordi anche tu la famosa brutta copia che andava consegnata insieme alla versione, al tema o all’equazione?).
Certo è che scrivere a mano aiuta a ricordare meglio.

Mercoledì 26 settembre alle ore 20.30 Elisabetta e Marianna del Centro La Trottola di Verdellino parleranno anche di questo. Saranno ospiti a Comun Nuovo in occasione della serata informativa dedicata al mondo della scrittura manuale.

Da qualche anno a questa parte sono sempre più frequenti le diagnosi di Disgrafia, un disturbo specifico dell’apprendimento relativo all’acquisizione del gesto grafico.
I bambini, i ragazzi e gli adulti con diagnosi di disgrafia producono una scrittura scarsamente leggibile, faticosa e maldestra, talvolta eccessivamente lenta o troppo impulsiva.

Ma è bene chiarire che non tutte le brutte scritture sono per forza disgrafie. Al contrario, prensioni non propriamente ortodosse, posture scorrette e l’acquisizione di automatismi poco funzionali possono indurre in errore.
Può infatti accadere che una semplice fatica venga confusa con un disturbo vero e proprio.

CHE COSA STA SUCCEDENDO AI PICCOLI SCRITTORI IN ERBA?

Il tuo bambino si trova in difficoltà quando si tratta di fare i compiti, quando deve copiare un testo dalla lavagna o completare una scheda? Fatica a rileggere al compagno che è rimasto indietro ciò che ha appena scritto sul proprio quaderno? Riesce a capire le consegne per casa che lui stesso ha riportato sul suo diario?
Gli alunni e gli adulti degli anni duemila non sono diventati improvvisamente incapaci di scrivere a mano, così come i bambini di oggi, impropriamente definiti nativi digitali, non sono affatto inadatti per imparare a scrivere in corsivo.

In una bella intervista dello scorso febbraio apparsa su D Repubblica Daniele Novara, pedagogista, afferma:
“Il cervello dei bambini è quanto di più plastico e trasformabile l’uomo abbia a disposizione per adattarsi all’ambiente e alle sue richieste. I bambini hanno la possibilità di farcela se messi nelle condizioni di poter esprimere le loro potenzialità e compensare le competenze non ancora sviluppate”.

Tuttavia, a differenza di quanto accadeva in passato, l’insegnamento del gesto grafico è stato più volte rivoluzionato e reimpostato. Da quando calligrafia e, poi in seguito, bella scrittura hanno cessato di essere materie curricolari oggetto di valutazione, col passare degli anni si è dedicata sempre meno attenzione al metodo per l’avviamento al corsivo.

Se è vero che la scrittura è considerata un’abilità di base strumentale, è altrettanto vero che non è un’abilità innata. La scrittura non è un disegno libero, ma codificato.
Perché io possa acquisirne l’automatismo, devo prima interiorizzare le regole che presiedono alla corretta concatenazione di sequenze motorie, che danno poi luogo ai grafemi.

Capita spesso che, per timore di non riuscire a completare il programma, vengano saltati alcuni passaggi o che ci si concentri più sugli aspetti di forma che su quelli motori. Ma non possiamo scordare che la scrittura è innanzitutto movimento e che solo un gesto ben impostato produrrà senza fatica forme fluide e di agevole lettura.

IL FENOMENO DIGITALE E’ UNA GRANDE RISORSA MA, COME OGNI STRUMENTO, VA REGOLATO E GESTITO CON INTELLIGENZA E SENSO DI RESPONSABILITA’.

La parola all’esperta. Scrive la Grafologa Alessandra Venturelli: “Oggi si tende a pensare che la tecnologia digitale possa sostituire la scrittura manuale nella fase di apprendimento degli alunni, specialmente in presenza di disturbi specifici.

Tuttavia, le più recenti ricerche evidenziano che una mancata stimolazione di motricità fine, a casa come a scuola, non consente un adeguato sviluppo di aree del cervello importanti per la maturazione di diverse abilità e competenze.
Secondo una ricerca OCSE, ad esempio, nelle scuole in cui questa tecnologia è utilizzata in modo massiccio e sostitutivo, gli studenti presentano un rendimento minore in matematica, in scienze e in lettura*.

Non dimentichiamo peraltro che scrivere su una tastiera richiede una buona dissociazione delle dita e un allenamento specifico che può avvenire solo dopo aver acquisito le competenze di base”.

*Sul sito GIUNTI SCUOLA è possibile prendere visione della ricerca di cui sopra attraverso una lettura ragionata.

PERCHE’ E’ IMPORTANTE IMPARARE A SCRIVERE A MANO

A quanto pare impugnare la penna è un vero toccasana per la nostra mente e anche le neuroscienze sono intervenute per dire la loro. Secondo la rivista Psychological Science scrivere a mano è un’attività preziosa e irrinunciabile, che sviluppa in primo luogo la memoria.

“Quando scriviamo, infatti, lo sguardo è puntato sulla mano che si muove sul foglio. La punta della penna è il luogo in cui convergono sia l’atto motorio che quello visivo. Se scriviamo al computer, invece, la mano corre sulla tastiera ma lo sguardo è rivolto al monitor: è proprio questa divergenza che può penalizzare la memoria, poiché diminuisce ciò che i neurologi chiamano integrazione multisensoriale. Se riusciamo a mettere insieme in una sola esperienza più stimoli di diverso tipo – visivi, auditivi, motori, tattili, olfattivi – i tempi di richiamo dei ricordi, e la loro qualità, possono essere migliori”, spiega a Repubblica Gabriella Bottini, docente di Neuropsicologia all’Università di Pavia.

Scrivere a mano stimola e migliora la concentrazione, la cognizione e la capacità di sintesi. Permette la rielaborazione degli stimoli, organizza la conoscenza e consolida ad un livello profondo l’informazione.

MAMME E PAPA’, ANCHE A CASA POTETE FAVORIRE LO SVILUPPO DELLE ABILITA’ GRAFOMOTORIE DIVERTENDOVI CON I VOSTRI PICCOLI.

Parliamone insieme: l’équipe del Centro La Trottola ti aspetta mercoledì 26 settembre alle ore 20.30 in Piazza Alcide De Gasperi a Comun Nuovo. L’incontro è rivolto a genitori, nonni, educatori, tutor DSA, insegnanti e a tutti coloro a cui sta a cuore l’apprendimento corretto della scrittura manuale.

Intervengono:
Marianna Ravazzini, Educatore del gesto grafico, esperta in grafia dell’età evolutiva, docente per l’avvio alla scrittura presso IBC SCHOOL, consulente e formatrice didattica MIUR presso A.D.S.A.T.
Elisabetta Boschini, Psicologa dell’età evolutiva, esperta in Neuropsicologia.

L’incontro è gratuito ma per garantire il miglior servizio è richiesta l’iscrizione contattando il numero 349 4414194 o scrivendo un’e-mail indicando il numero dei partecipanti.
E’ inoltre possibile prenotarsi chiamando direttamente in Comune.

Le strategie che in questi casi si possono adottare per dare una mano a chi desidera ricevere aiuto sono tante. Non perdere questa nuova occasione di confronto e di scambio. Ti aspettiamo!

 

Gifted Children

“Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido” Albert Einstein

LI CHIAMANO GIFTED CHILDREN: BAMBINI CON DOTI SUPERIORI ALLA NORMA. CHI SONO E COME PUÒ, LA SCUOLA, OFFRIRE UNA DIDATTICA INCLUSIVA?

Cosa vi viene in mente quando sentite il termine “plusdotazione”? Vi immaginate dei piccoli Einstein o subentra il ricordo di quel compagno di classe, un po’ introverso, ma con voti eccellenti?

Prima di addentrarmi nell’argomento di questo articolo, vorrei cogliere l’occasione per fare chiarezza sulle conoscenze e sull’uso, non sempre corretto, che si fa del concetto di “intelligenza”. Uno dei limiti che frequentemente riscontro nel mio lavoro è la difficoltà nel comprendere le problematiche comportamentali ed emotive di bambini e ragazzi, in presenza di un QI elevato.

Ciò avviene perché è culturalmente condiviso il pensiero che un individuo cognitivamente dotato sia anche in grado di gestire gli aspetti emotivi e relazionali.

A testimonianza dell’inesattezza di questa ideologia ci sono i casi di Disturbo da Deficit d’Attenzione e Iperattività o le forme di autismo ad alto funzionamento come la Sindrome di Asperger, dove a fronte di significative fragilità sul piano emotivo e comportamentale, possiamo trovare QI eccezionalmente elevati.

Esiste un valore unico che possa darci un’idea di ciò di cui un individuo è capace o di cosa possiamo aspettarci da lui?

No, l’essere umano è caratterizzato da tante aree di competenza, l’intelligenza cognitiva è solo una di queste e non determina il successo scolastico, professionale o relazionale.

Accanto ad essa, infatti, bisogna riconoscere l’importanza dell’intelligenza emotiva, intesa come la capacità di percepire, riconoscere e regolare i nostri stati emotivi, e l’intelligenza sociale, ossia la capacità di relazionarsi con gli altri in maniera efficiente, costruttiva e socialmente compatibile.

Di quali competenze deve essere dotato un bambino per poter essere definito “plus”?

Le linee guida per la Valutazione della Plusdotazione in Età Evolutiva, ritengono che la componente del QI elevato (>130), sia una condizione necessaria ma non sufficiente e sottolineano che l’intelligenza di un bambino plusdotato non è solo maggiore in alcuni ambiti rispetto ad altri, ma è qualitativamente diversa (Lubart & Zenasni, 2010).

Oltre al QI, alcuni autori hanno cercato di identificare altre caratteristiche indicative di psludotazione come: alte competenze nell’area linguistica, processi di ragionamento avanzati, memoria eccellente, molti interessi e forte curiosità, forte empatia, tendenza alla leadership e capacità di elaborazione visiva elevate (Song & Porath, 2005).

Joseph Renzulli, uno dei maggiori esperti mondiali nell’ambito della plusdotazione, sostiene che questa sia formata da tre caratteristiche: alta abilità cognitiva, spiccata creatività e determinazione.

In ultimo, secondo la National Association for Gifted Children – NAGC, sono plusdotati gli individui che dimostrano eccezionali livelli di abilità (intesa come capacità e velocità di ragionare e apprendere) o competenze in uno o più domini. I domini includono qualsiasi area o attività con una padronanza e specificità nell’utilizzo del sistema dei simboli (ad esempio la matematica, la musica, il linguaggio) e/o un insieme di competenze sensomotorie (ad esempio la pittura, la danza, lo sport) e relazionali.

Qualità della vita e proposte didattiche per i Gifted Children.

Se è vero che i bambini plusdotati vanno bene a scuola, è altrettanto vero che un numero crescente di questi studenti, frustrati dai processi noiosi e ripetitivi tipici di molte scuole, perdono interesse, si ritirano dall’ambiente d’apprendimento e possono dedicarsi a comportamenti rischiosi.

La possibilità per un bambino con elevato potenziale di sviluppare le sue capacità, dipende molto dalle opportunità che il contesto familiare ed educativo creano affinché tale potenziale si sviluppi. Con questa logica di ragionamento, il bambino plusdotato dovrebbe godere di un piano didattico personalizzato che gli permetta di sviluppare il suo potenziale ed evitare l’insorgere di demotivazione o perdita d’interesse per le attività.

L’offerta formativa dovrebbe essere qualitativamente differenziata a partire dalla possibilità di affiancarli a personale specifico, dal riconoscere la variabilità esistente tra questi ragazzi, nell’aiutarli a sviluppare meccanismi per far fronte, sia intellettualmente che emotivamente, alle sfide della vita.

Una proposta didattica che sia in grado di soddisfare quanto richiesto, dovrebbe basarsi sui seguenti principi:

  • impostare attività con elevate esigenze di memoria di lavoro, ad es. compiti a più componenti;
  • ridurre la quantità di piccoli compiti, ad es. esercizi matematici ripetitivi;
  • proporre test impegnativi per valutare le conoscenze precedenti;
  • progettare valutazioni con le tassonomie di ordine superiore di Bloom (analisi e sintesi);
  • usare materiali d’apprendimento per età superiori a quella anagrafica;
  • raggruppare i bambini (plus)dotati con altri bambini (plus)dotati, indipendentemente dall’età;
  • impiegare mentori specialistici in varie materie, ad esempio professionisti in pensione;
  • afferire lezioni su argomenti che vanno oltre il curricolo regolare.

Strategie educative come l’accellerazione, la differenziazione e il raggruppamento possono aiutare a soddisfare i bisogni dei bambini plsudotati e migliorare in conseguenza anche gli aspetti emotivi e comportamentali.

Negli ultimi anni anche la legislatura italiana ha iniziato a mostrare attenzione verso le persone plusdotate, riconoscendole come aventi diritto ad un Piano Educativo Personalizzato, ai sensi della Direttiva Ministeriale sugli alunni con BES.

Ciò su cui occorre continuare a lavorare è la formazione dei docenti, che nella cornice della scuola inclusiva devono essere preparati per costruire azioni didattiche utili a rispondere realmente alle differenze di funzionamento degli alunni. Secondo le Linee Guida del MIUR la presenza di studenti plusdotati corrisponde al 5%, si tratta quindi di almeno 1-2 studenti per classe che vivono una condizione di disagio e aspettano risposte adeguate.

Se vuoi richiedere una consulenza o approfondire l’argomento, fissa un appuntamento con la dott.ssa Elisabetta Boschini tramite e-mail a centrolatrottola@gmail.com oppure telefonando al 3312212505.

Bibliografia:

Linee Guida per la Valutazione della Plusdotazione in Età Evolutiva – CNOP 2008
Olivieri D., Modelli di plusdotazione e sviluppo dei talenti: i gifted children Formazione e Insegnamento XVI – 2- 2018.