mindfulness

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Che cosa intendiamo esattamente con il termine mindfulness?

Mindfulness è un termine inglese che può essere tradotto con: consapevolezza, “ricordo di sé” o presenza mentale.

È un termine generico usato per indicare un gran numero di pratiche, processi e caratteristiche in relazione alle capacità d’attenzione, consapevolezza, memoria, accettazione e discernimento.

La mindfulness costituisce un training fisico e mentale volto innanzitutto alla rieducazione dell’attenzione. Essa non è dunque una tecnica per coltivare il rilassamento, come si tende a pensare in occidente, bensì una pratica finalizzata a sviluppare la consapevolezza attraverso l’attenzione volontaria.

L’attenzione è una delle funzioni psicologiche umane più importanti, centrale in tutti gli ambiti cognitivi e socio-culturali, inclusi quello dell’apprendimento e dell’educazione.

La meditazione di consapevolezza è un compito che richiede un determinato sforzo cognitivo e attentivo, almeno nelle fasi iniziali e intermedie della pratica, perché essa si oppone alla naturale abitudine degli individui di vivere in maniera eccessivamente reattiva e automatizzata.

La meditazione ci insegna dunque a “fermarci”, ad agire in maniera più efficace sugli eventi che si presentano nella nostra quotidianità, evitando di mettere in atto reazioni comportamentali automatiche, schemi mentali ripetitivi, riflessi condizionati, pregiudizi e ruminazioni mentali molte volte inadeguate e causa di sofferenza fisica e psichica.

QUALI SONO I PRINCIPALI SCHEMI D’AZIONE ATTRAVERSO I QUALI LA MINDFULNESS ESERCITA I SUOI EFFETTI?

1) Regolazione più efficiente dell’attenzione

La regolazione dell’attenzione viene intesa come la capacità di focalizzare la stessa in maniera sostenuta per un periodo di tempo prolungato su un singolo oggetto (ad esempio il respiro), ritornando gentilmente al compito qualora la mente tenda a divagare.

Ricerche in questo campo hanno riscontrato che la pratica della mindfulness può contribuire a ridurre i rimugini mentali rivolti al passato e al futuro, sviluppare le capacità attentive e sostenere la flessibilità cognitiva.

2) Migliora la capacità di regolazione delle emozioni

La regolazione delle emozioni fa riferimento all’insieme dei processi e delle strategie comportamentali e cognitive attraverso le quali l’individuo influenza il verificarsi, l’intensità, la durata e l’espressione delle proprie emozioni, sia negative che positive.

La meditazione sembra chiamare in causa meccanismi quali esposizione, estinzione e riconsolidamento: con questa pratica impariamo a fermarci di fronte all’esperienza che stiamo vivendo, a osservare le emozioni collegate riconoscendole per quello che sono, cercando di non identificarci e farci trascinare da esse. Quest’atteggiamento rende più semplice estinguere i condizionamenti negativi rispetto ad un’esperienza emotivamente stressante che quindi può essere riconsolidata come meno negativa.

La mindfulness è in grado di ridurre gli stati d’animo negativi, migliorando quelli positivi, contribuendo altresì a ridurre i rimugini mentali e la reattività emotiva.

Per tali aspetti questa forma di meditazione può risultare uno strumento importante nei disturbi caratterizzati da una ridotta capacità di regolazione emotiva, come avviene per esempio in caso di ansia o depressione, o nei disturbi di personalità (come il disturbo borderline di personalità).

In tal senso, con un coinvolgimento attivo dell’attenzione, può rivelarsi uno strumento di supporto utile sia a livello di ristrutturazione del significato di uno stimolo emotivo, in modo da cambiare la propria risposta allo stesso, sia a livello di esposizione alle diverse emozioni (positive e negative) che si manifestano nel campo dell’esperienza.

3) Consapevolezza del corpo e rappresentazione del Sé.

La pratica mindfulness insegna alle persone a prestare maggiore attenzione e a percepire le sensazioni che attraversano il loro corpo momento dopo momento.

In questa maniera è possibile diventare facilmente consapevoli delle proprie emozioni, così da regolarle in modo migliore.

Questa capacità di prestare attenzione, di ricordare sé stessi nel momento presente, è stata definita “ripercezione”. Si tratta di una sorta di rotazione della coscienza che può portare a un cambiamento di prospettiva sul sé. Questo ci aiuta a disidentificarci da un senso del sé statico e stabile che spesso ci creiamo e che spesso ci autolimita facendoci soffrire.

L’idea di essere caratterizzati da un mutamento continuo può contribuire a farci identificare con maggiore chiarezza, obiettività ed equanimità i meccanismi mentali, le consuetudini e gli automatismi alla base delle nostre valutazioni, e questo può portare alla creazione di una prospettiva più genuina, flessibile e matura sul sé.

QUALI SONO I BENEFICI DELLA MINDFULNESS PRATICATA IN ETA’ EVOLUTIVA?

Una crescente mole di studi suggerisce che aiutare i bambini a sviluppare delle buone abilità di regolazione emotiva precocemente, rappresenta una grossa differenza per quanto riguarda la loro salute e il loro benessere a lungo termine.

Il funzionamento e il comportamento socio-emotivo dei bambini iniziano a stabilizzarsi intorno agli otto anni e grazie ad essi possono fare previsioni circa il comportamento e la salute mentale in fasi successive di vita.

Se i bambini imparano ad esprimere le emozioni in modo costruttivo e intraprendono relazioni affettuose e rispettose durante gli anni della scuola primaria, è più probabile che crescendo evitino di incorrere in depressione, violenza e altri seri problemi di salute mentale.

La mindfulness può essere insegnata con opportuni accorgimenti anche in età evolutiva a partire dai 5 anni di età con l’obiettivo, come per gli adulti, di aumentare la consapevolezza di quello che accade intorno e nella mente.

Grazie a questa pratica i nostri piccoli possono imparare a sperimentare le emozioni difficili come transitorie e situazionali, piuttosto che come condizione permanente a loro intrinseca. Possono vedere che è possibile avere un certo controllo sul modo di rispondere alle proprie emozioni assumendo una modalità più consapevole piuttosto che reagire inconsapevolmente agli stimoli interni ed esterni.

Quando si insegnano le abilità socio-emotive e queste vengono padroneggiate, esse consentono ai bambini di avere successo non soltanto a scuola ma in qualunque percorso essi intraprendano nella vita.

Se vuoi saperne di più sull’utilizzo della pratica mindfulness presso il centro per l’età evolutiva La Trottola, contattaci tramite e-mail scrivendo a centrolatrottola@gmail.com oppure chiamaci al 3312212505.

Grazie per l’attenzione!

Riferimenti bibliografici

Crescentini C., Menghini D. La mindfulness per l’ADHD e i disturbi del neurosviluppo. Ed. Centro studi Erickson S.p.a. (2019). Trento

Lantieri L. Costruire l’intelligenza emotiva. Ed. la meridiana partenze (2016).

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