circolo della sicurezza

“Non è mai troppo tardi per apprendere nuovi modi di stare in relazione”

L’umano è un “essere relazionale”, fin dalla nascita il bambino si muove istintivamente verso la figura materna perché è in essa e nella relazione con questa, che sopravvive e sviluppa un senso del sé (Bowlby, 1988). 

Questa posizione, concettualizzata nella Teoria dell’attaccamento, sostiene quindi che il bambino possiede naturalmente “un’impalcatura biologica”, costituita da disposizioni innate a percepire e ad agire verso la figura d’attaccamento incaricata di garantire protezione e sopravvivenza.

Il fine della relazione con il genitore non è esclusivamente quello di garantire la sopravvivenza fisica, ma anche di favorire lo sviluppo di un senso del sé coeso e stabile nel tempo attraverso una tipologia di accudimento sensibile e responsiva dei bisogni emotivi. 

La Teoria dell’attaccamento come sostegno delle funzioni genitoriali

Gli studi sull’attaccamento hanno costituito una base teorica e sperimentale di grande importanza per gli attuali approcci allo studio e alla clinica delle funzioni genitoriali.

I lavori svolti fin ora hanno fornito informazioni consistenti sulla relazione tra modalità di accudimento, pattern di attaccamento e traiettorie evolutive, e ha permesso di individuare in questa dinamica l’origine dello sviluppo infantile normale o patologico. 

In particolare, è emerso che le capacità dei genitori di accudire esprimendo calore, sensibilità e un coinvolgimento attento, promuovono la strutturazione di un legame di attaccamento sicuro e influenzano positivamente lo sviluppo emotivo, cognitivo e sociale del bambino

Queste modalità di accudimento costituiscono, inoltre, fattori protettivi importanti in presenza di rischi biologici e ambientali. 

Le strategie comportamentali ed emozionali dei modelli d’attaccamento insicuro sono, viceversa, associate ad accudimento non ottimale e ad alterazioni dei processi di regolazione delle emozioni, di controllo comportamentale e di sviluppo socio-cognitivo che spesso portano a manifestazioni di disagio. 

La mente del genitore nelle fasi di accudimento del bambino

L’accudimento può essere definito come l’insieme dei comportamenti, delle emozioni e dei pensieri collegati all’attivazione della disposizione innata a prendersi cura di un conspecifico percepito in difficoltà e/o in pericolo, rispondendo ai segnali di stress e offrendo vicinanza e rassicurazione.

Nella relazione genitore-figlio, la funzione dell’accudimento è garantire sopravvivenza, benessere e uno sviluppo armonico che consenta all’individuo di portare avanti i propri compiti evolutivi e di adattarsi ai propri contesti di crescita.

L’accudimento, quindi, riguarda primariamente le dimensioni della cura e della protezione, ma attraverso queste, esercita la propria influenza su funzioni di regolazione emotiva, socializzazione, adattamento a regole educative e a ruoli relazionali, sviluppo dell’autonomia, aspirazioni al raggiungimento di obiettivi. 

Si ritiene che ogni genitore abbia una rappresentazione mentale del proprio ambiente sociale e del bambino, della propria capacità di accudire, dei modelli educativi più adeguati e delle strategie ritenute utili per garantire al bambino il raggiungimento di obiettivi evolutivi.

Il genitore, inoltre, elabora una teoria della propria storia relazionale basata su specifiche memorie procedurali e/o episodiche dell’accudimento ricevuto, che contribuiscono in modo significativo a costruire rappresentazioni e aspettative più o meno consapevoli di sé stesso nel ruolo genitoriale.

Questo sistema rappresentazionale gioca un ruolo centrale negli scambi interattivi, sostenendo le funzioni genitoriali o interferendo con la possibilità di “vedere” il bambino nella sua specificità e di rispondere in modo efficace ai suoi bisogni. 

Per un genitore, conoscere ciò che accade nella sua mente durante l’accudimento, può aiutarlo a identificare pensieri ed emozioni che possono interferire negativamente con le modalità di risposta ai bisogni del figlio.  

Un genitore può riconoscere i suoi errori e cambiare modalità di comunicazione con il figlio?

Sì, attraverso il circolo della sicurezza. 

I programmi di intervento per il sostegno delle funzioni genitoriali, che fanno riferimento alla teoria dell’attaccamento, hanno come focus clinico lo stato mentale del genitore.

In particolare, l’analisi accurata dei comportamenti, delle emozioni e dei sistemi rappresentativi del genitore mentre si presta ad accudire il figlio, permette di individuare alcuni elementi disfunzionali delle dinamiche comunicative e interattive e consente di lavorare per comprendere come modalità e qualità dell’accudimento, possano influenzare alcuni processi adattivi ed evolutivi del bambino. 

Operativamente si lavora con i genitori su alcuni aspetti: 

  • osservazione accurata del bambino e delle dinamiche interattive, 
  • differenziazione tra ciò che si osserva e le interpretazioni del genitore, 
  • riflessione sulle dimensioni psicologiche personali che influenzano il modo di porsi nei confronti del bambino, 
  • comportamenti di accudimento efficaci con particolare attenzione all’individuazione e alla soddisfazione dei bisogni emotivi del bambino,
  • attivazione di strategie riparative. 

Il Circle of Security Parenting, o Circolo della Sicurezza, è tra i programmi con maggior prova di efficacia. Può svolgersi in diversi modi: individualmente, in coppia o in piccolo gruppo; in studio o a domicilio.

Può avere finalità educative, preventive o terapeutiche, può costituire un intervento terapeutico a sé stante oppure essere inserito in un lavoro di terapia già avviato.

In ogni caso il programma si struttura in due momenti distinti: nella prima fase si lavora con diversi obiettivi tra cui l’analisi delle specifiche problematiche del bambino e della relazione, l’individuazione delle risorse personali e relazionali disponibili e la promozione delle conoscenze relative alla teoria dell’attaccamento e all’impatto che le dinamiche interattive genitori-figli hanno sui comportamenti problematici del bambino. 

La seconda parte del percorso, ossia l’intervento terapeutico vero e proprio, si focalizza sul fornire al genitore spunti di riflessione per comprendere i propri modi di interpretare i comportamenti e i bisogni dei figli. Una maggiore consapevolezza delle proprie modalità interattive permette al genitore di imparare a mettere in atto comportamenti più funzionali allo sviluppo di una relazione sicura. 

Perché tutti i genitori dovrebbero iscriversi al corso? 

Il Circle of Security Parenting (COS-P) è un programma utile sia per lavorare in un’ottica di prevenzione e promozione di una relazione sicura con i propri figli, sia in ottica terapeutica come nei casi di ADHD, Disturbo Oppositivo Provocatorio, Disturbo della condotta, Disturbo dell’Umore o Disturbo d’Ansia

Presso il Centro la Trottola, la dott.ssa Elisabetta Boschini, psicoterapeuta abilitata per la conduzione di corsi psicoeducativi sul Circolo della Sicurezza, organizza gruppi di lavoro per genitori che vogliono migliorare le loro capacità genitoriali e il rapporto con i propri figli. 

Per maggiori informazioni chiamaci al 3312212505 oppure iscriviti alla nostra newsletter per rimanere sempre aggiornato sui prossimi corsi in programma. 

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