figli ed educazione

Uno degli argomenti di maggiore interesse per i genitori è inerente alle difficoltà che incontrano nell’aiutare i propri figli ad assumere cibi sani che siano garanti di un buon sviluppo e benessere quotidiano.

Le modalità con cui i genitori affrontano questa impresa, spaziano dall’utilizzo di “trucchetti” come spinaci a forma di dinosauro, verdure nascoste tra alimenti più gustosi fino a giungere al ricatto o addirittura alla punizione quando i figli si rifiutano sistematicamente di assumere determinati cibi.

Educare ad un’alimentazione sana è, in quest’epoca molto più che in passato, un percorso carico di difficoltà: Come possiamo infatti stimolare i nostri figli a mangiare una carota piuttosto che un cioccolatino? O a preferire una mela per merenda al posto della focaccia o di pane e nutella?

Onestamente: è un’impresa difficile anche per noi! E tutti noi sappiamo che la scelta sana può essere motivata solo da un obiettivo come una dieta o la voglia intrinseca di mantenersi sani e in forma, aspetti che difficilmente un bambino interiorizza e porta avanti in modo autonomo.

La difficoltà nell’educazione alimentare dei figli è proprio questa: non sono motivati ad assumere cibi sani e spesso le modalità educative dei genitori si focalizzano solo sulla modificazione del comportamento, senza prendere in considerazione i pensieri e gli stati emotivi che possono accompagnare un rifiuto nel terminare il pasto o nel mangiare una verdura.

Come agire dunque? Con l’aiuto della nostra biologa-nutrizionista Gaja Corbetta, abbiamo pensato per voi alcuni suggerimenti facili ed efficaci che potrebbero cambiare il vostro modo di pensare e le modalità con cui avvicinate i vostri figli ad un’alimentazione sana.

1 – “Fai quel che faccio”.  Il ruolo dei genitori nell’apprendimento.

Albert Bandura, con la teoria dell’apprendimento sociale, sosteneva che il comportamento di un essere umano, soprattutto in fase di sviluppo, potesse modificarsi anche attraverso l’osservazione di altre persone.

Sempre Bandura ha utilizzato il termine modellamento (modelling) per identificare un processo di apprendimento che si attiva quando il comportamento di un individuo che osserva si modifica in funzione del comportamento di un altro individuo che ha la funzione di modello.

Questa modalità di apprendimento si estende a tutti i comportamenti, compreso l’atteggiamento verso il cibo e le modalità di alimentazione. Per questo motivo è bene iniziare ponendovi la domanda:

Che genitori siete a tavola?

Se volete educare in modo efficace vostro figlio fate vostra questa regola: “poche chiacchere e tanta azione”, date il buon esempio e ancor più reiterate il vostro comportamento ad ogni pasto.

Se voi non mangiate le verdure come potrete pretendere che lo faccia vostro figlio? Se lui vi vede piluccare merendine e caramelline, come potrà pensare che sia una cosa da non fare?

2 – Niente ricatti, niente promesse, niente minacce.

Chi non ha ricattato almeno una volta il proprio figlio pur di vedere il piatto della cena vuoto?

Se finisci tutto quello che hai nel piatto, ti lascio vedere i cartoni” oppure “Se non finisci quello che hai nel piatto, non puoi andare a giocare” od ancora “Se finisci tutto, ti darò un pezzo di cioccolata”.

Tutto questo è fortemente diseducativo per due motivi:

  • Per i bambini non ci sono degli alimenti buoni o cattivi ma frasi come quella sopra non faranno altro che rinforzare il concetto che quello che hanno nel piatto è meno buono della cioccolata.
  • I bambini sono furbi! Se capiscono quali sono i nostri punti deboli non esiteranno ad utilizzarli per ottenere ciò che vogliono, pertanto potrebbero essere loro a utilizzare il ricatto con il cibo sfruttandolo a loro vantaggio per evitare di fare cose di cui non ne hanno voglia.

In ultimo, non proponete MAI dolci come premio per aver fatto qualcosa di buono! I dolci devono essere percepiti come un’eccezione non una ricompensa o un’abitudine.

Come possono i genitori, concretamente, facilitare i propri figli?

Innanzitutto utilizzare commenti del tipo: “E’ proprio buona questa minestra, peccato che Marco non la voglia mangiare” oppure “Meno male che Marco non mangia queste carote così ce ne sono di più per noi”. I

n questo modo non rinforzerete eccessivamente le attenzioni sul suo rifiuto e fornirete un esempio di buona abitudine alimentare.

Probabilmente ci vorrà del tempo prima che vostro figlio ve ne chiederà un assaggio, ma con l’impegno e la costanza otterrete ottimi risultati!

Piccoli, grandi chef! Coinvolgete vostro figlio in cucina

Lo so’, è una richiesta molto impegnativa perché spesso i tempi lavorativi sono ristretti e non si ha voglia di mettere sotto sopra la cucina alle otto di sera, solo per invogliare il bambino a mangiare.

Ma vi posso assicurare che se gli affiderete piccoli compiti che gli permettano di essere orgoglioso del “suo” piatto lo mangerà più volentieri. Banalmente, potete anche farvi aiutare a condire l’insalata, girare il sugo nella pentola, pesare la pasta e perché no: se avete delle piantine aromatiche in giardino o sul balcone potreste affidare a lui il compito di bagnarle!

Coinvolgetelo anche nella scelta del piatto ma dandogli solo alternative sane, per esempio: evitate la classica domanda “Cosa vorresti per cena?” probabilmente la sua prima scelta non saranno i broccoli.

Per questo motivo meglio chiedere: “Preferisci la pasta con il pomodoro o con le zucchine?”, o ancora “Con le carote facciamo una frittata od una vellutata?”.

Adottando questi piccoli suggerimenti, potrete vedere fin da subito un cambiamento nell’atteggiamento dei vostri figli nei confronti del cibo sano!

Se volete saperne di più, non esitate a contattare la nostra biologa-nutrizionista al 3402398428 per ricevere consigli pratici e immediati su come migliorare le abitudini alimentari di voi e dei vostri figli!

Grazie per l’attenzione!

 

Elisabetta Boschini – Psicologa, Esperta in Neuropsicologia

Gaja Corbetta – Biologa Nutrizionista

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