relazioni

Nelle relazioni familiari succede spesso che si scambi la conseguenza di un forte periodo di stress e ansia con il problema.

Quando ci sentiamo oppressi da varie tensioni e non siamo comodi a gestirle, spesso in famiglia leggiamo il problema in questi 2 modi:

  • Ci concentriamo su un membro, magari un figlio o un genitore, e il resto illusoriamente sembra perfettamente a posto
  • Entriamo in conflitto e/o ci distanziamo dal partner: il problema si focalizza sul matrimonio e tutto il resto appare sotto controllo

Quando una persona o un rapporto è indicato come il problema, le altre questioni passano in secondo piano. Il problema in realtà spesso sta nello schema comportamentale che attuiamo nelle relazioni, mentre il nostro sguardo non va verso altre fonti che alimentano la reattività ansiosa. Più forte è l’ansia, più limitata è la visione.

Il paradosso è che nelle relazioni efficaci possiamo risolvere i problemi se non ci ostiniamo solo su un rapporto o una definizione del problema.

La conflittualità nelle relazioni e la distanza non sono il problema, ma modalità di controllo di tensioni che gravano su un rapporto importante.

La reazione aggressiva o di fuga è presente in tutte le specie, anche la nostra.

Il livello di crisi di un rapporto si basa su:

  • La quantità di tensione e ansia dovuta a varie fonti, passate e recenti
  • L’espressione della propria individualità nella relazione

In una relazione significativa non dovremmo avere il timore di farci inghiottire dalla coesione con l’altro.

Fuga e conflittualità sono reazioni istintive perché la fusione minaccia e compromette la nostra posizione nella relazione.

Nelle relazioni basate sulla distanza è ritenuto importante:

  • Non litigare, non condividere pensieri, sentimenti, esperienze
  • Concentrarsi su un altro per proteggere e evitare di affrontare l’insoddisfazione del rapporto. Il terzo individuo ha la funzione di lasciare inespresse le questioni essenziali e stabilizzare il rapporto
  • Limitarsi a conversazioni superficiali o sorvolare certi argomenti, o non parlare.

Ma in questo modo la soluzione diviene il problema.

relazioni

La distanza può essere la prima mossa a garanzia del benessere emotivo, talvolta ci permette di riflettere, fare progetti e creare nuove opzioni di comportamento. Ma se tutto resta irrisolto, ciò che non viene elaborato può complicare successivamente il rapporto.

Conflittualità e distanza non sono il problema, ma modi per controllare tensioni che circolano su un rapporto significativo.

In un rapporto la conflittualità non “salta fuori”, né le persone finiscono per litigare a tutto spiano e  si allontano dall’oggi al domani senza una ragione. Le ragioni talvolta vanno collocate in un contesto più ampio, che potrebbe essere un grande cambiamento in atto, dal punto di vista personale, professionale o anche a livello sociale, economico.

É necessario riconoscere che l’espressione dell’ansia avviene attraverso la conflittualità e la distanza, fisica o emotiva, ma che non è il problema.

Che fare dunque?

Il mio invito è esaminare con obiettività il proprio schema comportamentale nei momenti di tensione. A tutti piacerebbe che la consapevolezza portasse automaticamente al cambiamento, ma non è così.

Trovare la radice di un problema non equivale ad avere in mano la soluzione. Bisogna tentare di affrontare il rapporto in modo nuovo. Ponendosi diversamente.

Come?

Centrandosi meno sul rapporto, ma più su se stessi, cogliendo il proprio schema abituale di comportamento offrendosi la possibilità di disinnescare la propria modalità abituale di reazione. In questo modo la danza relazionale cambia, ci si può concentrare sulla vera fonte di ansia, condividendola e non pregiudicando la relazione.

Se desideri imparare a mi­glio­rare le tue com­pe­tenze relazionali e comunicative per af­fron­tare al meglio i com­plessi e mol­te­plici aspetti dei tuoi legami significativi, scrivi alla Dott.ssa Simona Volpi, Psicoterapeuta e Formatrice Gordon in ambito Adulti.

Tel 339 5622974
E-mail volpisimona@hotmail.com

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